Monterano: il fascino delle rovine

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Le rovine del Feudo, ora una delle più suggestive città morte del nostro Paese.

Per chi non avesse ancora avuto la fortuna di conoscerle e fosse nella condizione di affrontare una facile passeggiata naturalistica, offrono un buon motivo per far conciliare il benessere della mente con quello del corpo. Raggiungibili a piedi, in bicicletta o a cavallo si propongono agli occhi come luogo “d’incanto”, fuori dal tempo, magicamente modellato.

Monterano, è nel cuore di un area naturalistica splendidamente conservata, selvaggia e forte, e questo aumenta la suggestione di quelle rovine che raccontano la vita di un piccolo feudo spentosi perché abbandonato per mano francese circa due secoli fa. Di quel borgo, noto a molti, è il leone in pietra che adornava la fontana voluta dalla famiglia possidente. Si era nel cuore del diciassettesimo secolo e due cognomi in quell’epoca ben noti, immortalarono nella storia ciò che ora è custodito dalla natura; Altieri e Bernini.

La prima, famiglia principesca della nobiltà romana il cui nome ancora si identifica con i fasti di palazzi nell’Urbe e nella provincia, la seconda che diede alla Storia un Gian Lorenzo che per la sua arte il mondo conosce e apprezza.
Gli Altieri quindi diedero l’ incarico a quello straordinario architetto di migliorare l’aspetto urbanistico di Monterano; il Maestro così realizzo il Convento di San Bonaventura, la facciata del palazzo ducale e la fontana del leone che fu collocata nel centro della piazza.
Queste opere, ritoccate dal tempo è dalla Natura, sono ancora visibili in parte dove l ‘artista le pensò e in parte nel paese che cura questo patrimonio; Canale Monterano.

È un invito questo a dedicare una giornata per incontrare queste due grandi Famiglie attraverso il prodotto del loro incontro, ora porzione del patrimonio che ha reso la Tuscia romana luogo ideale per i grandi viaggiatori del “Grand Tour”.

Anche questo è Benessere.

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